Tempo degli addii


Non se ne può più… Ho descritto la rotta che faremo almeno cento volte ultimamente – e ripetuto le stesse frasi con tutti i colleghi, gli amici e i conoscenti:
«Sì, che emozione, chissà come andrà… Ci rivediamo l’anno prossimo… Incrociamo le dita, speriamo bene… Sì, certo non vediamo l’ora di partire… Bello, sì, un anno di ferie… Il sogno di tanti.»
Ancora tre giorni di bacini sulle guance e di ripetizioni e poi si parte! 😀

Incredibile pensare che proprio io, una sciatrice, mi ritrovi su una barca per un anno. Io che alla vista dello scafo della nostra prima barca, «Il Sogno», avevo presagi di morte e pensavo alla vela come ad un incubo. Destino ironico!

Dopo 7 biblici anni di vela, quest’anno ci apprestiamo a vivere il nostro ottavo anno su una barca a propulsione eolica 🙂 – e lo vivremo sulle onde 24/7, per lo più!

Da bambina non ci avrei mai creduto. Ma quando penso a come mi piaceva il mare da piccola, non mi sorprende poi tanto. Mi ricordo che a vedere gli spazzaneve a forma di prua lasciati accanto alla strada presso il Goglio a Gromo a fine inverno, ci andavo in mezzo e sognavo di essere su una barca! E quando visitavamo la nostra nonna paterna a Chiavari, il viaggio in treno attraverso i tunnel della Liguria era come un miracolo: nel buio del tunnel, immersa nel rumore del vagone sui binari, improvvisamente venivo abbagliata dallo splendore e dall’estensione turchese, infinita e solare del Mar Tirreno. Una gioia, un calore e una luce immensa nel cuore di una bambina abituata alle fredde nebbie di Milano e alle nevi delle Alpi.

Adesso abito qui, in questo paradiso sul fiordo di Oslo. Un posto che ho amato a prima vista. Il 27 giugno 1986, ore 22:30: arrivata a Nordstrand, Oslo, per la prima volta, vedo il tramonto sul fiordo, una festa di colori rosa e azzurro pastello, le silhouette nere dei pini contro luce, come nei quadri di Edvard Munch. E i gabbiani nell’aria, con un mare che luccica tranquillo e la gente che ride e si gode il sole. L’estate norvegese è indicibilmente vitale. E il paesaggio che lasceremo il 20 giugno mi resterà dentro nel cuore per tutto il viaggio. Ogni volta che torno a casa qui ad Asker è una festa, al contrario di ciò che vivevo da piccola al mio ritorno a  casa a Milano dopo i fine settimana a Gromo. Allora erano pianti, da bambina. E mogia rassegnazione da adulta. Mi ero riproposta di lasciare la città per un posto nella natura, e ci sono riuscita. Quello era il mio sogno, e si è già realizzato!
Ergo: Vado a fare questo giro con mio marito perchè lui lo ha sognato per anni e mi ha contagiato. Il merito, dunque, è suo! A me, comunque sia, piace l’avventura, ecco il perchè di questo viaggio. Non voglio lasciar passare la vita senza provare le sensazioni che mi sta offrendo così sfacciatamente, su un vassoio d’argento. Questa sfida andava accettata! Per vivere la vita intensamente, non si può far altro che superare i propri limiti – continuamente. Quante cose meravigliose si perdono se non si ha il coraggio di farlo!

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En kommentar om “Tempo degli addii

  1. Bello leggere ciò che hai scritto prima della partenza. Ma poi, hai abbandonato questo spazio? Avresti tante avventure da raccontare… Ciao carissima Stefania! Cristina

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